(di Caterina Sabato)
Ieri sera, sette di febbraio, i Sotterranei di Copertino hanno inaugurato la nuova edizione di SUBTERRANEA – “Rassegna di musiche indipendenti” con lo scopo di presentare al pubblico salentino artisti nazionali e internazionali accomunati dalla ricerca nella musica contemporanea di proposte alternative e originali indipendenti dai circuiti industriali preconfezionati. La rassegna è stata inaugurata da Bologna Violenta, il progetto parallelo di Nicola Manzan, violinista e chitarrista del Teatro degli Orrori e sessionman dei Baustelle.
Nicola Manzan è Bologna violenta. Solo lui, la sua chitarra e il suo violino. Sta portando in giro per l’Italia il suo Nuovissimo Mondo , un album estremo, che al primo ascolto o si ama o si odia. In questo caso però se si ha pazienza e soprattutto cuore, si può capire gradualmente che rappresenta il grido disperato di un uomo, di un musicista che attraverso la sua musica esprime il suo rigetto totale per un mondo arrivato al declino. Un dolore che sentono molti ma dal quale non tutti si possono liberare. Lui lo fa attraverso i suoi strumenti. Un modo di fare musica catartica, liberatoria. Tredici tracce di electro-grindcore, un omaggio ai film documentario degli anni ’60. L’ascoltatore viene trascinato in un vortice di suoni, di parole che esprimono violenza, sangue e morte. Una strada verso l’apocalisse, attraverso il male. Un girone infernale nel quale Nicola Manzan è il narratore oscuro, cinico e sarcastico.
Ieri sera sul palco de I Sotterranei ha scaricato sul pubblico tutta la sua energia. Da solo ha tenuto per 40 minuti circa le orecchie e gli occhi di tutti incollati su di lui, sulla sua rabbia, sulla sua chitarra e sul suo violino. Come in una trance è rimasto catturato dalla sua musica per tutto il tempo, imprigionando anche noi nel suo Nuovissimo Mondo, nel viaggio di perdizione dell’umanità. Solo qualche momento di tregua quando ha imbracciato il suo violino e ha intonato Blue Song: commovente, come una supplica disperata.
Ma una volta fuori dal palco Nicola Manzan non è più tutto questo: si trasforma. Prima del concerto mi ha concesso un’intervista e si è dimostrato tutt’altro che un tipo tetro e “violento”. È un tipo tranquillo e pacifico, molto simpatico, sempre con la battuta pronta e con una risata contagiosa. Sensibile e anche romantico, della serie: l’abito non fa il monaco. Abbiamo parlato naturalmente di musica, ma anche di politica, di religione e dei nostri tempi difficili.
Cominciamo dal principio.
Chissà se sono preparato! (ride)
A quanti anni hai incontrato per la prima volta la musica?
La musica l’ho incontrata verso i 3,4 anni perché mio padre comprava sempre dei dischi. Il mio primo ricordo attivo che ho della musica è a 5 anni quando ho imparato a far andare il giradischi e poi l’ho riparato con mio padre perché si era rotto. Da quel momento mio padre mi ha detto: “Vai, ascolta musica!” E ho quindi prima imparato a fare andare il giradischi che a suonare: prima della prima elementare suonavo le tastierine in casa, veniva anche un maestro. A 7 ho iniziato con il violino, a 14 con la chitarra e via dicendo e adesso sono qua! (ride) La musica è sempre stata la mia grande passione, mi è sempre piaciuta: ho solo un ricordo da bambino in cui non volevo suonare ma è stata la prima e unica volta!
Ascoltando Il nuovissimo mondo non si può non percepire tanta rabbia nella tua musica, tanta violenza. Ci sono momenti poi, come in Blue Song, in cui il tuo violino, commovente, a tratti straziante, sembra intonare una preghiera disperata quasi di resa a tanta aggressività. Io vedo questo album come il racconto disperato di un mondo, una società che si sta distruggendo con le sue stesse mani, in cui non sembra esistere una via d’uscita ma solo una strada che porta più in fondo al baratro, lo si capisce anche dalla copertina del disco,una sorta di epitaffio. Era questo quello che volevi esprimere?
Si. Blue song , è innanzitutto una cover dei fratelli De Angelis, pezzo presente nel film Milano trema. È un pezzo lento, io l’ho fatto proprio straziante, è un sorta di pausa nel disco, l’ho messo a metà, anche a livello di tempi, un po’ per far riposare l’orecchio, un po’ per far pensare. È malinconica. Come quando ti succede un grosso casino nella vita: prima hai momenti di panico poi ad un certo punto ti fermi, hai un momento di pausa e rifletti e ti chiedi se è tutto vero. Finita questa roba poi si riparte anche se resta questo disagio, questa violenza che secondo me viviamo tutti i giorni e non ce ne accorgiamo, siamo ormai assuefatti. Non parlo di violenza fisica, parlo di violenza proprio nelle relazioni tra persone soprattutto, per quello parlo di declino: da un lato si parla tanto bene della civilizzazione ma alla fine trovo che c’è sempre la sopraffazione da parte dei più potenti o di chi diventa più potente. Fin quando non sei al potere sei amico di tutti ma quando diventi potente una buona percentuale, non tutti fortunatamente, passa dall’altra parte.
Io ho ascoltato il tuo disco con lo stesso stato d’animo che ho quando guardo un film con scene piene di sangue,di violenza … con una sorta di ansia. Poi hai scelto di eliminare il cantato, di inserire solo il recitato e di rendere difficilmente fruibile la tua musica, il tuo messaggio al pubblico. È fatto apposta per suscitare curiosità, per creare consapevolmente degli interrogativi e rendere più attivo l’ascolto dell’album oppure hai voluto semplicemente seguire il tuo istinto, quello che ti piace fare?
Quando faccio i pezzi seguo esattamente il mio istinto. Il mio esperimento, chiamiamolo così, è di riuscire a ricreare a chi ascolta, le sensazioni che mi hanno portato a fare un pezzo. Io ho la fortuna di conoscere la musica, so come scrivere e come ottenere determinati risultati ed effetti. Questo tipo di musica che faccio, che mi piace molto, mi permette di andare ad esplorare le cose più nascoste, le mie paure. Io dico sempre nelle interviste che l’emblema del mio modo di fare musica sia il pezzo Morte in cui ho cercato di ricreare il momento, secondo me, un attimo prima di morire, in cui capisci che stai morendo e senti questa parola: MORTE! E ti viene addosso la morte, me la immagino così, magari non è così, non lo so! Io non conosco solo la musica classica anche la musica pop e per me potrebbe essere anche facile fare un singolo. Ma io sto facendo la musica che mi piace e che mi permette di sperimentare questi tipo di sensazioni per me e poi anche per gli ascoltatori. È una bella sfida, non è musica da intrattenimento, è musica che ti sconquassa e ti porta in un’altra dimensione. C’è un impegno anche sociale sotto, politico per quanto io lo neghi sempre, lo sto negando anche adesso. Però c’è un po’ un disagio che riguarda tutti noi, anche in questo Paese . C’è un doppio fine, una specie di spot breve: resti lì 30 secondi incollato e ti chiedi se è vero. Magari no, speriamo di no! (ride)
Il tuo motto è nessuna politica, nessuna religione Bervismo per più…è un tuo neologismo se non sbaglio … da dove deriva questa parola e soprattutto perché questo rigetto totale per ogni religione per ogni politica? Cosa significa effettivamente ?
Nessuna politica, nessuna religione è un motto anarchico che io ho fatto mio: l’ho visto per la prima volta sulla serranda di un ufficio postale di un paesino in Veneto con la A di anarchia e l’ho fotografato. Secondo me è una cosa validissima in questo momento, nel senso che la politica sta facendo molti danni alle persone normali come noi e soprattutto in questo Paese è rafforzata da uno spirito religioso, ipocritamente religioso che fa si che questo Paese non possa seguire una naturale evoluzione. Penso ai Paesi Nordici, penso al caso Ruby e in Olanda e in Germania le prostitute sono delle lavoratrici normali come lo sono sempre state, ti piaccia o non ti piaccia. Una soluzione sarebbe legalizzare la prostituzione in Italia, ci farebbero anche un sacco di soldi. Il problema è che c’è un legame con la Chiesa in Italia che impedisce un certo tipo di progresso. Io sono contro gli estremismi religiosi e politici, nei quali tutto è assoluto. Mi sembrano tutti dei pazzi perché sono alla ricerca di qualcosa lontano da sé, basandosi su idee scritte e riscritte nei secoli, sembra un po’ una fuga dalla realtà che non porta sempre del bene, per quanto alcuni principi siano anche buoni. Però estremizzare fa sì che politica e religione siano messe insieme, ed è una cosa da Medioevo! Per tornare al discorso del Bervismo , una mattina mi sono trovato dopo un concerto in un bed and breakfast e mi chiesero di firmare il guest book e siccome non ero stato bene in quel contesto mi sono inventato una parola e ho scritto Bervismo per più e mi è rimasta in testa per un mese. È una frase senza senso, è un po’ una presa per il culo, è una parola nuova che vuole dire: tiriamoci fuori adesso da tutto ciò che è religione e politica, facciamo che stiamo bene tutti. È un’idea un po’ alla Gesù! (ride)
Eh, gli somigli un po’ fisicamente!
(ride) Gesù è una figura molto bella secondo me, è una specie di idolo creato nei secoli. A me basterebbe prendessimo coscienza che ci stiamo facendo prendere in giro da chi ci governa, da chi è più potente di noi. Svegliamoci, vogliamoci bene! Possiamo anche avere idee diverse però non serve che ci scontriamo.
Quindi secondo te cosa si potrebbe fare per cambiare le cose? Una rivoluzione come è accaduto in passato e come sta succedendo in questi giorni in Egitto o secondo te è tutto inutile?
Quello che sta accadendo in Egitto e in tutto il Nord dell’Africa è una cosa molto triste, anche quello è declino del genere umano. Secondo me potrebbe essere più efficace uno stop generale di tutto: ok, da domani ci fermiamo tutti! Certo è che è impossibile, tra le due ipotesi è più facile che la gente si incazzi e vada a distruggere tutto, però non è una soluzione neanche quella perchè c’è la morte di mezzo. Io sono sempre per il dialogo.
Dal tuo modo di fare, almeno sul palco, non sembra!
Eh lo so, non sembra. Però cerco sempre di andare incontro alle persone. Se non andiamo d’accordo ciao! Ognuno per la sua strada, il mondo è talmente grande. Il problema è che in quei Paesi ci sono delle dittature, un po’ come qui! (ride) Lì la gente è un po’ più estrema viene subito alle mani, qui in Italia tendiamo a pensare “chi è senza peccato scagli la prima pietra” . Secondo me dovremmo assolutamente svegliarci, fare una paralisi totale del Paese. Stiamo a casa, non facciamo niente per una settimana, vediamo cosa succede. Tutto chiuso. Però poi dopo una settimana ci sarebbero saccheggi, guerra civile e cercando di eliminare un problema se ne creerebbe un altro. (ride). Non è semplice trovare una soluzione.
Una traccia del tuo album si chiama La donna nel mondo … domenica in tutta Italia le donne scenderanno in piazza per dire no a questo Paese “pornocratico”, allo squallore dilagante, a chi considera le donne un semplice oggetto sessuale … come vedi tu invece la donna in Italia e tutto quello che sta succedendo in questo periodo?
Quelle lì, secondo me, sono delle donne che crescono in famiglie che magari insegnano che con la “patata” si può andare ovunque. Però ci sono tante persone che non la pensano assolutamente così, siamo sempre sul 50 e 50: c’è metà Italia che è quella della televisione, di Alfonso Signorini, di tutta questa propaganda di arrivare, le veline, tutte queste troie in televisione che io, ti giuro, non le ho mai sopportate. Non so che faccia abbiano le veline, non lo so da anni, ho sempre cambiato canale quando c’erano i balletti perché a me questo ruolo della donna fa schifo. Le donne sono la cosa più bella che abbiamo noi uomini e far “troieggiare” queste ragazze mi fa molta tristezza. E mi fanno molta tristezza quelli che le guardano, a partire dal Presidente del Consiglio a quelli che vanno a puttane con le diciottenni rumene che sono tanto carine e avrebbero diritto ad una vita felice con il fidanzatino, i primi amori, fiorellini … queste robe qua! Io sono un romantico, (lo so che non sembra)! La donna nel mondo è stato ispirato da un film horror, c’erano delle frasi che ho preso e messo nel pezzo e quando ho dovuto dargli un titolo ci ho messo un secondo a trovarlo. La donna è vista come un demonio. Queste qui sono solo delle bambine, che vanno con dei vecchi che le pagano: a me fa tristezza. Le prostitute sono sempre esistite, quindi non ci possiamo scandalizzare, ma queste escort ventenni poi dove andranno a finire? Magari fra vent’anni saranno delle poveracce che chiedono l’elemosina per strada. È la ricerca del successo, dell’arrivare subito, non è un percorso. Il percorso fatto bene ti permette di arrivare ad una meta sicura, con una cosa fatta a tentoni magari arrivi, però devi poi tornare indietro e fare tutti i passaggi che non hai fatto prima.
Fai parte de Il Teatro degli Orrori, una delle band indie più importanti della scena musicale italiana. Sei entrato nella band a inizio 2010, ma avevi collaborato con loro già in precedenza. A sangue freddo è stato premiato come miglior album indie del 2010, il vostro tour, che si è concluso da poco, ha avuto un seguito impressionante, sold out in molte città, più di 100 date in un anno e avete ricevuto numerosi riconoscimenti. Mi puoi raccontare i momenti più emozionanti in quest’anno così importante per te?
Sicuramente l’impatto con un pubblico fantastico: gente giovane, gente anche più anziana che capiva che stavi dando tutto te stesso sul palco. Nel video di Annapaola Martin su Il Teatro degli Orrori si capisce la vita che facciamo, che aldilà di fare le “rockstar” sul palco, dietro c’è un impegno: durante il tour ascoltare il disco in macchina per ripassare, impegnarsi per dare il meglio. Ho conosciuto gente fighissima in giro, sono stati dei concerti fantastici, è stato un anno molto costruttivo.
La tua immagine sul palco è molto aggressiva, sembri sempre molto “duro” però, per esempio, nel breve documentario di Annapaola Martin su Il Teatro degli Orrori ti si vede un po’ commuovere pensando alle emozioni vissute durante il tour e dopo i live, posso testimoniare personalmente, sei molto disponibile e amichevole con il pubblico … quindi in realtà non sei così tanto “Bologna Violenta”?
No! (ride). Sono un po’ un pantofolaio, sarà che giro molto, ma a casa mi metto la tuta e le ciabatte rubate in hotel! (ride). Sono molto tranquillo. Probabilmente se non facessi questo tipo di lavoro sarei un bullo, a me fa molto bene fare musica perché è catartica. Per me suonare è quella cosa che quando sto male, quando ho una paranoia, prendo uno strumento, suono e mi sistemo la testa, ci posso stare a anche due ore senza accorgermene. Per me la musica è un’ arte e in quanto tale va rispettata al 100%. È una cosa che sta arricchendo me come spero che stia arricchendo chi mi ascolta, che sia Bologna Violenta, che sia Il Teatro degli Orrori, i Baustelle. Quello che penso io è che viviamo insieme, stasera 40 minuti, quando faccio i concerti con gli altri di più, si vivono due ore di qualcosa che ti resta. Questa è la cosa più importante. Non mi drogo più di tanto (ride). Sono una persona abbastanza tranquilla.
Hai collaborato anche con i Baustelle, per Moltheni, Non voglio che clara anche per Ligabue … tra questi con chi ti sei trovato meglio?
Ho fatto per i Baustelle il tour di Amen, ho registrato nella colonna sonora di Giulia non esce la sera, ho sistemato gli archi per l’ultimo album, I mistici dell’Occidente. Mi sono trovato bene con molte persone: con Non voglio che clara, con i quali ho fatto dei dischi e anche un tour. Ultimamente ho collaborato con gli Zen Circus e siamo diventati molto amici: andiamo in studio, proviamo in tranquillità. Anche il lavoro con Ligabue è stato bello perché lui non c’era (ride di gusto). Era per l’album Secondo tempo. È una cosa che resta nella piccola storia di una persona: registri delle cose che restano, a me piace molto fare il tournista in studio. Ti mettono sempre alla prova e fai delle cose importantissime. Con il singolo Il mio pensiero di Ligabue io mi sentivo in radio. Si fanno delle belle esperienze soprattutto con gruppi più piccoli.
Che album stai ascoltando in questo periodo?
Ho fatto qualche mese di musica classica. Adesso mi sono portato a casa tutti i vinili che erano a casa di mio padre, li ho messi in ordine alfabetico e li sto ascoltando tutti dalla A alla Z: ti posso dire gli Art of Noise, Alan Parson Project, gli AC/DC , sono arrivato alla C,adesso tocca ai Carcass. Sto ascoltando dischi recuperati ovunque, ho una passione per i vinili. Sto pensando di fare il disco nuovo e quindi ho già delle idee sulle possibili tematiche che potrebbero avere i dischi nuovi. E quindi adesso sto facendo ascolti casuali per cercare di sentire cose diverse e mi stanno venendo molte idee in questo modo.
Quindi per il futuro un nuovo disco?
Mi piacerebbe, ma non so se riuscirò, fare uscire un disco per l’estate, pieno di singoli e tormentoni: sto scherzando naturalmente! Adesso sono via tutto il mese e da marzo comincio a pensare a cosa fare, mi piacerebbe fare uscire qualcosa per Giugno e magari con l’anno nuovo fare un altro disco e organizzare un tour.
Grazie e in bocca al lupo per tutto!
Grazie a te!


