(Caterina Sabato) E’ uno dei gruppi più interessanti e originali della scena underground salentina. La loro avventura non è cominciata nemmeno da un decennio ma già stanno riscuotendo numerosi consensi tra il pubblico pugliese e non solo. Sto parlando dei Teenage Riot: Cristiano Metrangolo alla voce e alla chitarra, Stefano Greco al basso e Ilario Surano alla batteria. Dopo una serie di cambiamenti il gruppo ha adesso trovato un vero equilibrio che si manifesta soprattutto nei loro live: una sonora scarica di energia che travolge il pubblico. Grunge, post punk, rock puro … la potenza delle loro canzoni manifesta pienamente la rabbia con la quale si ribellano ad una realtà spesso molto difficile. All’attivo due demo: Scribble (2008) , The Clowns (2009) e l’Ep Songs About… Prossimamente un nuovo album … D’avanti ad un caffè e tra una strimpellata di chitarra e l’altra ho chiaccherato con Cristiano e Stefano di questo e molto altro.
Teenage riot: dal titolo di una canzone dei Sonic Youth. Il vostro nome già dice tanto su di voi, sulle vostre influenze: ma chi sono i Teenage Riot, a chi vi ispirate?
Stefano: Soffermandoci sul nome, oltre ad essere una bella canzone dei Sonic Youth e al messaggio che può esserci dietro il nome, ci piace tutta quella serie di gruppi che ruotano attorno a quell’epoca e a quello stile. Parecchi gruppi degli anni ’80 post-punk ci hanno influenzato.
Cristiano: Il nome Teenage Riot sta anche a significare tutte le rivolte che nella storia sono state fatte da ragazzi. Saranno sempre i ragazzi che le faranno, perché noi siamo il futuro.
Stefano: Si,è proprio la rivolta che viene dal basso, che in questo periodo sta avvenendo all’estero ma in Italia no!
Negli anni la vostra musica è cambiata insieme ai componenti, l’unico che c’è dall’inizio è Cristiano. Com’è avvenuta questa mutazione?
Cristiano: È un lungo discorso. Diciamo che siamo partiti da un tipo di musica che era quello degli anni ’90, quindi influenzata dal grunge, dall’hard-core americano. Poi la musica si è evoluta, ha cambiato influenze.
Stefano: C’è stato un misto tra l’evoluzione personale dei componenti nel tempo e il fatto che ci sono, appunto, stati nuovi arrivi, nuovi incontri.
Come nascono i vostri pezzi?
Cristiano: Come nascono la maggior parte dei pezzi: a volte da un giro di basso o da un giro di chitarra. Oppure nascono quando siamo in sala prove: facciamo una specie di jam session fra di noi.
E dal punto di vista dei testi, che sono tutti scritti da te?
Cristiano: I testi molto spesso nascono dalla casualità: sono frasi, pensieri, discorsi di qualcuno che mi passa accanto e che mi colpiscono particolarmente. Nascono osservando le cose che accadono intorno a noi e che ci riguardano da vicino. Prendo un po’ tutte queste cose e provo a stenderle nero su bianco. È dalla voglia di urlare e di esprimere una nostra visione generale delle cose che nascono le nostre canzoni. Per noi è un modo di fermarsi e riflettere e perché no, magari anche far riflettere.
Stefano: Testo e musica hanno la stessa importanza, però il testo viene dopo.
La vostra musica è decisamente incisiva, non lascia indifferenti. Sul palco riuscite ad essere catartici, catturate il pubblico. Comunicate rabbiosamente la vostra ribellione ad una società poco stimolante … è una necessità questa che contraddistingue molti artisti, soprattutto giovani come voi. Cosa si attiva in voi quando suonate sul palco queste canzoni?
Stefano: È il massimo di quello che ti può dare la musica secondo me. Se si scrive un pezzo e lo si suona in sala e ci piace ed è bello, live acquista il triplo del valore. Questo perché c’è la risposta da parte del pubblico, c’è un’atmosfera particolare, si lavora al meglio per cercare di rendere benissimo l’intenzione che c’è nel pezzo. Devi stare in equilibrio con chi stai suonando, con gli altri componenti, con il pubblico e con il pezzo per suonarlo bene.
Cristiano: Sul palco cerchi di estraniarti, di allontanarti da tutto ciò che può darti fastidio. Il pubblico influenza tantissimo l’esibizione live: lo senti a pelle se gli sta arrivando quello che stai creando e se è così loro te lo rimandano indietro.
Adesso siete passati anche alle canzoni in italiano … perché questo cambiamento? Volete essere più diretti con il pubblico, farvi capire meglio?
Cristiano: Si, per comunicare meglio, perché magari scrivendo in inglese ci sono meno possibilità di essere capiti. In italiano il testo arriva maggiormente, insieme alla musica, che però è la prima cosa che colpisce il pubblico. Poi ci sono dei pezzi che possono essere adattati in inglese e pezzi che possono essere adattati solo in italiano.
Come vedete l’attuale scena underground italiana?
Cristiano: C’è un’ottima scena: tipo Il Teatro degli orrori, gli Zen Circus ma anche gruppi minori che si stanno facendo strada.
Stefano: Purtroppo, a meno che un gruppo non arrivi ad essere conosciuto come, per esempio, Il Teatro degli Orrori, uno se li deve cercare i gruppi validi italiani, non li senti in radio, non li senti in giro.
Cristiano: E poi c’è anche il fatto che qui si suona poco in giro: qualche giovedì, il venerdì, il sabato. E non riguarda soltanto i gruppi emergenti ma anche gruppi underground conosciuti a livello nazionale.
Stefano: Il gruppo aumenta il pubblico che lo segue grazie alla sua “fama”, all’essere conosciuto, ma se uno non può suonare in giro come fa?
Cristiano: Non è tanto la “fama”, ma farsi conoscere.
Quindi non è facile la vita di un gruppo emergente nel Salento?
Cristiano: No, non è affatto facile. Anche se ci sono delle associazioni come il SUM ,che organizzano concerti, rassegne musicali e quant’altro e lo fanno senza avere un profitto, proprio perché c’è la passione. Ci sono delle cose ottime nel Salento, altre meno ottime.
Stefano: Devi darti da fare per cercare di porti degli obiettivi che ti possano far conoscere anche altrove. Il circuito dei locali, delle associazioni, degli eventi qua in Puglia è sempre quello, è questo il problema.
Infatti voi in tutti questi anni oltre ad esibirvi per i maggiori circoli, club e rassegne musicali locali (Kantieri Day, Giast music Contest, Novoli Summer fest…) , avete calcato anche palchi a Roma e Cremona, ad Aprile tornerete di nuovo a Roma per il festival Anime di carta. Questo pubblico “diverso”come vi ha accolto? Com’è rispetto a quello pugliese?
Cristiano: Il pubblico ci ha accolti bene. La situazione più o meno è sempre la stessa solo che lì ci sono più locali che sono più adatti per i concerti.
Anticipazioni sul prossimo album?Che disco sarà?
Cristiano: Sarà un disco diverso dalla solita roba che facevamo noi. C’è appunto la novità dei pezzi in italiano. Musicalmente sarà “cazzuto” (ride)
Stefano: Cercheremo di dargli più caratteristiche possibili: pesante ma anche melodico, sperimentale.
Cristiano: Vogliamo sperimentare più generi sempre di matrice rock, mischiare un po’ di blues, un po’ di roba psichedelica. Penso sarà pronto a fine anno. Non è ancora sicuro.
Cosa state ascoltando ultimamente?
Cristiano: Parecchio blues, delta blues: Son House, Charlie Patton, John Lee Hooker, Blind Willie Johnson, Robert Johnson, Booker White.
Stefano: Io ultimamente sto ascoltando The Suburbus degli Arcade Fire.
I prossimi concerti quando saranno?
Cristiano: Il 4 Marzo siamo al Lucky moment a Leporano, il 26 all’Olimpio Rock Cafè di Racale, il 30 al Kambusa rock bar di Monopoli e il 10 Aprile a Roma al Rising love per il festival Anime di carta. Comunque per ogni aggiornamento si può visitare il nostro profilo Facebook o la nostra pagina Myspace: www.myspace.com/teenageriotband
Avete anche passato le prime selezioni dell’Italia Wave che quest’ anno si terrà proprio a Lecce. Che dirvi: in bocca al lupo!
Cristiano: Crepi, grazie mille!



