( di Ofelia Colaci ) A presentare l’album è “Abducted” che oltre ad esserne il primo estratto, racchiude nel titolo la spiegazione di ciò che accade a
soltandoli per la prima volta. Si viene subito rapiti dal ritmo semplice ed essenziale, dalla voce calda e sottile della cantante Madeline Follin, dall’alternarsi delle due voci, come se si stesse leggendo un libro da due differenti prospettive. Nessun virtuosismo tecnico, tutto ha una struttura semplice, persino i testi, ma, proprio questa semplicità, crea un ambiente che ricorda quello di un fil noir, ”You Know What I Mean” , “Most Wanted” e”Rave On” sono delle vere e proprie ballate anni ’50. L’intero album segue questa scia, la voce rompe quei tempi che spesso diventano ripetitivi, “Go Outside” , “Oh My God” e “Never Heal Myself” si distanziano più dal resto, tornando su quelle sonorità che “Abducted” aveva preannunciato . Nessun particolare arrangiamento, solo una voce che spesso si riempe di malinconia, caricandosi di un particolare fascino, come in “Bumper”, in cui ritorna a cantare Brian Oblivion, chitarrista e batterista. Un album che continua a seguire l’onda dell’indie americano, anche se più melodico e ritmato, all’altezza delle aspettative partorite dai primi due singoli, sicuramente la lunga lista delle tracce porta alla ripetitività, ma nel complesso resta un disco dal piacevole ascolto.
I Cults debuttano con il loro album omonimo
Posted: 9 agosto 2011 by gabrielesenzabavaglio in musica e cinemaEtichette: album omonimo, cults, musica
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